Quante volte guardandoci allo specchio abbiamo fatto fatica a riconoscerci?

Gli occhi di una forma che non ci piace, i capelli che sono troppo lisci o troppo ricci, un neo “fuori posto”, o ancora fianchi grandi o assenti, pelle poco liscia, le gambe non affusolate, ecc ecc.

Insomma siamo bravi ad individuare i nostri “difetti”, se così vogliamo chiamarli.

Sebbene queste siano sensazioni vissute dalla maggior parte di noi, ci sono casi in cui la situazione può sfuggire al controllo, lasciando spazio a pensieri ossessivi e ridondanti, che dominano la nostra mente e rappresentano un serio problema nella nostra quotidianità.

La “fobia” generata dalla percezione distorta del proprio corpo è detta dismorfofobia.

Non è caratterizzata solo dal guardarsi e non piacersi o dal desiderare di voler cambiare qualcosa, ma si diventa ossessionati da un piccolo dettaglio o “difetto” fisico, il più delle volte lieve o inesistente, tanto da vedere solo quello riflesso nello specchio.

Le zone del corpo in questione vengono vissute come eccessivamente visibili e deturpanti, e gran parte della propria giornata viene impiegata per cercare soluzioni di mascheramento, attraverso il make-up, gli abiti o in extremis la chirurgia estetica; il che ha l’effetto paradossale di mettere in evidenza ciò che si vuole nascondere.

Oppure si ricorre all’evitamento e/o al ritiro sociale, con un aumento significativo dei livelli di sospettosità e del timore del giudizio esterno.

Tutto ciò risponde al bisogno di risolvere problemi relazionali già esistenti e porre rimedio ad un profondo senso di insicurezza. Ci si aggrappa ad un difetto estetico con l’illusione che una volta eliminato, tutto andrà bene. Queste tentate soluzioni, più che placare l’ansia sperimentata dalla persona, potrebbero innescare un circolo vizioso, come ricorrere ad una catena infinita di interventi chirurgici, insoddisfatti di quelli precedenti.

Le soluzioni diventano così il problema.

La dismorfofobia è spesso sottovalutata e difficile da individuare a causa della scarsa consapevolezza del quadro, in chi ne soffre.

È necessario intervenire sulla percezione distorta del proprio corpo, attraverso una rielaborazione cognitiva ed un esame degli errori di valutazione compiuti, formulando in modo più realistico il proprio pensiero.

Spesso non ci si rende conto che si tratta di un problema psicologico e non estetico, insieme al fatto che i sentimenti di vergogna vissuti spesso limitano le possibilità delle persone di parlare apertamente o chiedere aiuto.

Il recupero di una relazione positiva con l’immagine che vediamo riflessa, identificando e usando i propri punti di forza, potrà poi aprire la strada ad una progressiva riappropriazione delle relazioni con gli altri e dell’immagine di un sé che interagisce con gli altri.

Ricordiamo che:

Niente è più pericoloso di un’idea, quando questa idea è l’unica che si ha.”

(Émile-Auguste Chartier)

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